| “Non
si può amare ciò che non si conosce. Bisogna conoscere
per poter amare”.
Con
queste parole, Papas Vincenzo Scaravaglione,
parroco di Frascineto, ha aperto i lavori del convegno
dal titolo “Le tradizioni religiose e folcoriche pasquali
a Frascineto ed Ejanina” Papas
Bellusci, direttore della rivista Lidja,
nella sua relazione di apertura ha elencato, spiegandone il
significato, i simboli della liturgia nella Settimana Santa.
L’alloro, “dafna”, presente la domenica
delle Palme, ci spiega il Papas, è simbolo di fecondità,
felicità e vittoria; la palma è simbolo di trionfo
e della pace che ne consegue. Il lunedì Santo, la balena
che inghiotte Zona il Profeta, simboleggia la sepoltura mentre
la corona presente il martedì e il mercoledì
indica la rinascita, il superamento, la sovranità.
Nella lavanda dei piedi del giovedì Santo ritroviamo
diverse interpretazioni; per Zoti Bellusci, la più
affascinante è quella che vede nei piedi la rappresentazione
dell’anima che sostiene l’uomo nella sua posizione
eretta.
La processione del venerdì Santo ha in realtà
origini pre-cristiane e simboleggia, toccando i quattro punti
cardinali, la fuga dalle cose terrene, la ricerca della spiritualità.
La luce e la fiamma delle candele presenti la domenica di
Pasqua simboleggiano la vita, l’energia cosmica e la
trascendenza; l’uovo, sempre a Pasqua, esprime il mistero
della vita, l’immortalità e la resurrezione di
Cristo.
Anche nei tradizionali festeggiamenti del lunedì e
martedì dopo Pasqua, le Vallje, ritroviamo significanti
simbologie. La Vallja stessa, ridda tradizionale
Arbëresh, è ricca di significati come l’inconscio,
la perdita del centro, la fuga della morte verso la vita;
la danza di persone allacciate esprime il matrimonio cosmico.
Il teschio presente nel Bacio della Kutulla
può essere visto come il recipiente del pensiero, della
vita e della resurrezione, mentre il cervo, da sempre visto
come animale mistico, che sovrasta l’elmo di Scanderbeg
è simbolo di rinnovamento, della morte e della resurrezione.
Per il prof. Alessandro Rennis, musicologo
di Lungro, la Vallja è l’unica danza popolare
di una certa autenticità e che solo il popolo arbëresh
conserva. Tutto è stato affidato alla trasmissione
orale, ha continuato Rennis, con una musica che presenta un
nucleo centrale affidato alle varie interpretazioni dei vari
paesi ma che ha mantenuto nel corso dei secoli la propria
identità. Il tradimento, la richiesta di coraggio,
l’affronto e la vittoria sono i contenuti di un testo
che nasce separatamente da una linea melodica triste e malinconica,
un tempo probabilmente appartenuta ad un altro testo.
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