Processi
didattici e beni culturali. Le minoranze etnico-linguistiche |
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“Lo
sviluppo presuppone la conoscenza reale della vita”, ha
così aperto i lavori la prof.ssa Maria Zanoni
all’incontro di studio tenutosi sabato scorso presso la
sala Varcasia di Castrovillari e voluto dal “Centro
d’Arte e Cultura 26” e dal Comitato
Nazionale per le Minoranze linguistiche. “Coinvolgere
i giovani in dibattiti che solitamente sono ad appannaggio degli
adulti”, ha continuato la direttrice del Centro, “è
tra gli scopi primari della nostra associazione, rendendoli
partecipi a progetti di sviluppo del territorio, puntando sulla
conoscenza dello stesso”.
Pierfranco
Bruni, coordinatore scientifico del Progetto
Minoranze Etnico-Linguistiche in Italia, ha ricordato
come l’identità, l’appartenenza e il radicamento,
compongono la struttura portante di un bene culturale che va
preservato sviluppando forti sinergie tra Enti locali, le associazioni
e il mondo della scuola.
Per la prof.ssa
Silvana Palopoli, dirigente scolastico e componente
della cabina di regia regionale per la riforma scolastica,
la scuola, unica agenzia formativa del territorio, “ può
dare un contributo forte, piegando il progetto didattico alla
vocazione del territorio e delimitando il campo d’indagine
verso la riscoperta delle radici storiche e linguistiche” |
Il prof. Giuseppe Trebisacce ha ricordato come
i mezzi di comunicazione di massa, l’immigrazione, il
fenomeno della mondializzazione e una classe dirigente poco
attenta, sono le cause principali dell’appiattimento delle
lingue e delle tradizioni minoritarie. Anche la scuola, in questo
senso ha le sue responsabilità, continua il direttore
del dipartimento di Scienze della Educazione dell’UNICAL,
“ dimostrandosi quasi sempre allergica all’innovazione,
agendo per consuetudine senza esprimere a pieno una cultura
della ricerca e della sperimentazione”. |
Il
prof. Agostino Giordano, direttore della rivista
Jeta Arbëresh, dopo una attenta cronistoria
della vita di G.C. Scanderbeg e di chi , anche per suo volere,
ha fondato le prime comunità in Sicilia, ha ricordato
come l’Eroe albanese, questo anno ricorre il 600°
A.N., sia un esempio di “patriottismo moderno”,
basato non sulla conquista ma sulla difesa, e così gli
Arbëreshë, con strumenti democratici come la legge
482/99, deve recuperare e difendere le proprie origini. |
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