Il Rito Bizantino-Greco – Riti Bizantin-Grek      
  L’istituzione, nel 1919, delle Eparchie di Lungro e Piana degli Albanesi garantì la preservazione dell’identità religiosa arbëreshe. L’anno liturgico bizantino contempla tre cicli di feste , quelle a data fissa, quelle a data mobile e quello settimanale, e i seguenti formulari: S. Giovanni Crisostomo, S. Basilio il Grande, S. Giacomo Apostolo e Presantificati. La liturgia bizantina si caratterizza per la solennità ed il simbolismo; il rito per la presenza del clero uxorato, la particolarità della struttura architettonica, della somministrazione di battesimo (per immersione), cresima ed eucaristia (secondo le specie) in un’unica cerimonia e del matrimonio (incoronazione).    
  Il Matrimonio – Të Vënurit Kurorë      

Nel rito del matrimonio con- fluiscono due uffici, quello del fidanzamento o degli sponsali che culmina con lo scambio dell’anello (prima da parte del sacerdote e poi da parte dei testimoni), posto dall’officiante all’anulare destro degli sposi come pegno di fedeltà, e quello del matrimonio o incoronazione. Lo stefanoma (incoronazione), punto focale della cerimonia matrimoniale, sebbene menzionato dalle Scritture, aveva derivazione, per i primi cristiani, dal contesto pagano circostante. San Giovanni Crisostomo vuole le corone simbolo di vittoria deglisposi sulle passioni, in primis sulla libidine. Dopo il triplice scambio delle stesse da parte del sacerdote e dei testimoni, seguono le letture dell’Epistola (Ef. 5, 20-25) e del Vangelo (Gv. 2, 1-11),    
  la benedizione del calice comune, simbolo di concordia, comunione di vita e di gioia, e la danza di Isaia durante la quale il sacerdote, presi per mano gli sposi,  
li conduce in un triplice giro circolare simboleggiante tanto l’unicità della vocazione cristiana quanto l’ingresso in una dimensione eterna.
 
  La Settimana dei Defunti – Java e Prigatorëvet      
  Festività a data mobile dipendente dalla Pasqua, la settimana di commemorazione dei defunti ricade tra la fine di gennaio ed il mese di febbraio, periodo in cui anche altre civiltà, quali quella greca e quella romana, fondamentali ai fini della determinazione della cultura occidentale, davano vita a suggestivi rituali, rispettivamente nelle feste Antesterie e Febbruali, per ricordare e propiziarsi gli abitanti del regno senza luce. Gli Arbëreshë di rito bizantino-greco, ieri come oggi, elevano coralmente la preghiera in ricordo dei cari estinti, “Shërbesa e varrimit”, e segnalano l’alterità del periodo in questione con particolari preparazioni alimentari (collivi e pani devozionali) date perlopiù in elemosina ai vicari dei morti: poveri, mendicanti e una particolare tipologia di mascherati, Prigatoret, che si aggirano all’imbrunire nel contesto urbano.    
  L’ Icona - Ikona      
  L’icona come teofania, luogo reale di presenza divina, immagine inserita in un quadro teologico di tipo verticale, equivalente illustrato delle Sacre Scritture.
Comparse ai primi secoli del cristianesimo, gli esemplari più antichi furono distrutti dalla furia iconoclasta.
La maggior parte delle sacre immagini delle chiese italo- albanesi si rifà ad un canone iconografico cretese-veneziano.
 
 
 
  Scritte su tavole di legno opportunamente imprimate e dorate, trovano collocazione su un’apposita parete, l’iconostasi, distinzione simbolica, secondo il Nazianzeno, tra cielo e terra, che divide la sacralità del vima dalla navata riservata ai fedeli.